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Cinque e ventuno di lunedì 28 dicembre 1908. Il terremoto.

La storia della devozione di un popolo verso la Santa patrona la Madonna del Carmelo. Seconda parte



Da padre in figlio, da nonno a nipote, la leggenda si tramanda di generazione in generazione, perché tutti sappiano, perché tutti siano riconoscenti alla Madre di Dio e Madre nostra. Perché è giusto che non si perda la memoria e soprattutto che si conservi l’amore filiale.
Ecco cosa mi raccontava la nonna e cosa ancora oggi raccontano gli anziani del villaggio ai loro nipoti.
“Quella notte tra il 27 e il 28 dicembre 1908 tutto sembrava tranquillo, la gente come al solito era andata a dormire, pronta a svegliarsi di buon ora per cominciare una dura giornata di lavoro. Così era stato per i contadini che all’alba andavano nei campi, per i pastori che andavano ad ammaestrare le pecore e per le lavandaie che munite di lanterna si apprestavano a lavare i panni delle famiglie benestanti di Messina al fiume.
Dicevano le donne che l’aria della notte rendeva più pulita la biancheria e il primo sole del mattino non l’avrebbe rovinata. In quell’alba al ruscello c’erano tante donne tra cui Sarina Cardullo, Grazia Ruggeri e tante altre, parlavano tra di loro di come era passato il Natale e di come ci si avvicinava al capodanno e ridevano ricordando i momenti trascorsi in famiglia a cucinare i miseri pasti delle feste.
Ma ad un tratto un masso si stacca dalla montagna e cade su un lenzuolo steso per terra pronto per essere sbattuto e lavato sulla dura pietra del ruscello e lo strappa, tutte si fermano sbalordite non possono più continuare il loro lavoro, Grazia Ruggeri e le altre alzano il capo verso la montagna e si accorgono che poco distante da loro una figura che dipingono come la Madonna del Carmelo, si avvicina, “Correte andate dalle vostre famiglie, ho bussato a tutte le porte delle vostre case, in questo villaggio non accadrà nulla di male, io proteggo Catarratti”.
Erano le cinque e ventuno di lunedì 28 dicembre 1908, e quello sarebbe passato alla storia come il terribile terremoto che colpì le città di Messina e di Reggio Calabria causando 120.000 vittime.
Le donne non credettero ai loro occhi e mentre la terra sotto i loro piedi tremava in un baleno furono dai loro cari. Nessun morto nel paese, pochi i danni.
Messina era stata devastata dal terremoto seguì un maremoto con annessa tromba d’aria che non permise ai soccorsi di arrivare subito. I poveri e i ricchi della città morirono sotto il crollo delle case, dei ponti,delle chiese, dei luoghi pubblici e privati, circa il 90% della città finì in macerie.
Il piccolo villaggio di Catarratti nonostante la vicinanza al centro urbano di Messina, soli tre chilometri, nonostante le povere case fatte di legno e canne ma anche di cemento per chi se lo poteva permettere, rimase integro.
Passato il momento di panico il paese si svegliò e le donne cominciarono a raccontare l’accaduto che trovò riscontro in tante testimonianze che dichiaravano di aver sentito bussare alle loro porte intorno alle cinque del mattino. La Madonna aveva mantenuto la sua promessa.
Questa bella storia che certamente resta legata alla tradizione non può che farci riflettere su una ben più ampia realtà che coinvolge la gente del paese di Catarratti.
Da quel giorno inizia la devozione verso la Madonna del Carmine la gente pretende una processione già dall’anno successivo alla catastrofe, viene comprata una immagine della Madonna e il 16 luglio 1909 viene portata in processione per le vie del paese che per l’occasione si veste di festa, vengono posti delle luminarie alimentati a petrolio visto che l’illuminazione manca in tutto il paese. E in quel giorno di festa tutto diventa magico, la gente che aveva fatto sacrifici per poter partecipare alle spese si sente coinvolta in prima persona, tutti indossano l’abito della festa, mettono le scarpe ai piedi e lasciano per un giorno il duro lavoro per partecipare alla S. Messa cantata in onore di Maria Vergine del Carmelo, e poi anche il cielo si illumina per effetto dei giochi di artificio che vengono lanciati perché tutti sappiano quanto il paese è riconoscente a Maria, e ancora si organizzano giochi di piazza come l’albero della cuccagna e addirittura si monta un palco dove chi vuole può esibirsi. Un aneddoto racconta che un uomo un giorno legò il suo asinello alle travi del palchetto per impedirgli di muoversi, quando però furono lanciati i fuochi di artificio a causa dei botti l’animale cominciò a scalciare riversando a terra sia il palco che tutti coloro che vi erano sopra. Ma la festa doveva continuare e così i poveretti si rialzarono e continuarono a cantare e ballare in piazza.
È il giovane padre Giuseppe Bongiorno a commissionare il 26 maggio 1943 allo Stabilimento d’arte sacra, scultore e costruttore Giuseppe Stuflesser di Ortisei in provincia di Bolzano la statua raffigurante la Madonna del Carmelo che tutt’oggi si conserva presso la chiesa parrocchiale.
A lui che era diventato parroco durante la seconda guerra mondiale era stato chiesto di continuare la processione del 16 luglio nonostante i bombardamenti, certamente la Madonna non avrebbe permesso alcun danno alla gente. E così “si festeggia in modo tutto privato la festa della Madonna del Carmine, tanto solennizzata ai tempi passati, a causa della guerra, con la Messa cantata, preceduta dalla novena predicata dal parroco” così come si legge dalla cronistoria conservata nell’archivio parrocchiale.

Parrocchia S. Maria Annunziata e San Giuseppe info@parrocchiabiscontecatarratti.it  Informativa Privacy